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Infertilità maschile Un’«arma» nuova per la prevenzione

L’Arena 3.12.2015

Vincere l’infertilità maschile è possibile e tra qualche anno sarà dimostrato anche dai dati scientifici. La risposta al problema sembra banale, ma non lo è: si chiama prevenzione e va attuata fin dalla nascita per proseguire durante l’infanzia e l’adolescenza attraverso controlli periodici mirati eseguiti dal pediatra.03122015arena

Già oggi molti pediatri sono in grado di riconoscere alcune patologie andrologiche, ma la formazione e quindi la capacità di controllo saranno rese capillari grazie alla «scheda andrologica», un modello di prevenzione che a breve tutti i pediatri d’Italia dovranno compilare periodicamente andando a costituire una parte importante del bilancio di salute del bambino. La «scheda di valutazione andrologica pediatrica e adolescenziale» è stata messa a punto dal dottor Matteo Sulpasso, chirurgo e andrologo pediatra, responsabile dell’Unità operativa di chirurgia pediatrica della Casa di cura Pederzoli di Peschiera.

Leggi l’articolo completo on line Coadiuvato dalla sua equipe e in particolare dal dottor Christian Chironi, Sulpasso ha dedicato gli ultimi sette anni della sua attività di ricerca a questo scopo, coronato a giugno con l’approvazione congiunta della scheda da parte della Società italiana di pediatria e della Società italiana di andrologia, della quale Sulpasso è membro per la prevenzione dell’infertilità in età pediatrica e adolescenziale.

«UNA SVOLTA EPOCALE», la definisce il medico, considerando che il 40% della sterilità di coppia è attribuibile a una patologia andrologica non trattata e che un ragazzo su tre a 18 anni è affetto da disfunzioni andrologiche di cui non ci si era resi conto prima. Numeri importanti, sottolinea Sulpasso, «perché le patologie a carico dell’apparato genitale si manifestano alla nascita o comunque nei primi anni di vita».

Problemi che, se riconosciuti in tempo e curati, possono essere risolti senza pregiudicare la fertilità futura. Le due patologie più comuni sono il criptorchidismo (testicolo ritenuto), che si presenta alla nascita, e il varicocele, che può svilupparsi tra i 10 e i 15 anni. I risvolti positivi della prevenzione non sono attribuibili solo alla non compromissione della fertilità, ma si hanno anche perché tutti i disturbi andrologici non trattati precocemente possono essere una potenziale fonte di tumore.

«In Italia la prevenzione non è mai stata fatta, e anche per questo siamo la nazione con il tasso più alto di infertilità», puntualizza Sulpasso, ricordando che un tempo un «filtro» importante, seppur tardivo, veniva svolto dalla visita di leva, oggi sostituita da visite medico-sportive o scolastiche, fatte però una tantum e a campione. Ergo, torna a ribadire, «l’unico sistema per fare prevenzione totale è passare dai pediatri di famiglia».

SI PUNTA ORA A DIFFONDERE LA CONOSCENZA di questo nuovo modello, già applicato in via informale da alcuni pediatri della provincia di Verona e del Veneto. Per farlo, oltre ai congressi che in questi mesi hanno anticipato l’adozione della scheda, nelle prossime settimane verranno organizzati dei corsi di formazione online che daranno l’opportunità a tutti i pediatri italiani di seguire l’aggiornamento professionale senza la necessità di spostarsi. La notizia sta già facendo il giro del mondo grazie a un articolo pubblicato sulla rivista scientifica di settore «Italian journal of pediatrics», e non è escluso che questa buona prassi prenda piede anche all’estero.

«Molti Paesi europei fanno prevenzione, ma non in età pediatrica», osserva Sulpasso, «se avremo risultati, come sono certo, anche a breve termine, sarà un metodo attuabile a tappeto in tutte le nazioni. Sono convinto che sia questa la strada da percorrere per prevenire l’infertilità».

Katia Ferraro

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